Due guerre sante contrapposte

Il generale Fattah al Sisi ha dato ordine di sparare sui manifestanti. E così è stato: una formale dichiarazione di guerra contro i Fratelli musulmani, con i crismi dell’ufficialità delle regole d’ingaggio scritte. Da parte loro, i Tamarrod, i ribelli,  i “laici”, perso l’unico rappresentante nel governo (Mohamed ElBaradei si è dimesso per dissociarsi dal massacro), invece di lavorare per una ricomposizione politica della crisi, hanno chiamato i propri adepti in piazza per contrastare i Fratelli musulmani. Risultato: la polizia spara sui Fratelli musulmani in tutto l’Egitto, ovunque le piazze dei Tamarrod e le “piazze dei martiri” si scagliano l’una contro l’altra e la guerra civile segue una escalation implacabile, peraltro prevista dal Foglio sin dal giorno dopo il golpe che depose Morsi il 3 luglio scorso. Raineri Il calcolo freddo dei generali del Cairo, scatenare l’istinto jihadista dei Fratelli
23 AGO 20
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Il generale Fattah al Sisi ha dato ordine di sparare sui manifestanti. E così è stato: una formale dichiarazione di guerra contro i Fratelli musulmani, con i crismi dell’ufficialità delle regole d’ingaggio scritte. Da parte loro, i Tamarrod, i ribelli, i “laici”, perso l’unico rappresentante nel governo (Mohamed ElBaradei si è dimesso per dissociarsi dal massacro), invece di lavorare per una ricomposizione politica della crisi, hanno chiamato i propri adepti in piazza per contrastare i Fratelli musulmani. Risultato: la polizia spara sui Fratelli musulmani in tutto l’Egitto, ovunque le piazze dei Tamarrod e le “piazze dei martiri” si scagliano l’una contro l’altra e la guerra civile segue una escalation implacabile, peraltro prevista dal Foglio sin dal giorno dopo il golpe che depose Morsi il 3 luglio scorso. Incerto l’esito dello scontro, perché alta e feroce è la potenza di fuoco degli armati di al Sisi, forte è il consenso che riscuote sia nei tanti egiziani nostalgici di Mubarak (in prima linea le sue Forze Armate e i suoi generali, rafforzati, non indeboliti dalla sua caduta), che tra i Tamarrod, ma eccezionale è la capacità di mobilitazione dei Fratelli musulmani. Forti, questi ultimi, non solo delle proprie ragioni per la palese violazione delle regole democratiche da parte di al Sisi e dei Tamarrod, ma anche e soprattutto della ideologia del martirio. Quanti più “martiri” accumulano, tanto più i Fratelli musulmani si rafforzano in una perversa, fanatica testimonianza non solo di militanza politica, ma soprattutto di fede millenaristica. E sui “martiri” moltiplicano il proselitismo. La frenesia di violenza che copre e coprirà per giorni, mesi e forse anni l’Egitto è esempio perfetto, di scuola, non già di una guerra civile come tante altre, ma di un vero e proprio jihad. Ragione non ultima della totale incomprensione dello scenario egiziano da parte degli Stati Uniti e dell’occidente. Le dinamiche che guidano al Sisi, i Tamarrod e la Fratellanza, nulla hanno a che fare con le regole politiche – anche le più feroci – dell’occidente e tutto spiegano invece dell’essenza dell’islam politico odierno. Se al Sisi si rifà alla tradizione millenaria dei mammalucchi, i clan militari, che governarono l’Egitto dal XII secolo sino all’invasione napoleonica (seguita dalla fase dei generali-rais alla Mehmet Ali e, un secolo dopo, alla Nasser), se i Tamarrod incarnano i sogni di una gioventù che non sa fare politica e che si affida toto corde alla leadership dei peggiori generali allevati da Mubarak, i Fratelli musulmani replicano i lineamenti politico-militari applicati da Maometto nelle battaglie contro “il falso governo politeista della Mecca” tra il 622 e il 630 d.C. Il jihad minore (quello maggiore è battaglia interna all’anima), codificato da al Ghazali e dalla tradizione musulmana, non prevede, anzi esclude la “mediazione”, il “compromesso” tra due visioni contrapposte in lotta. Non c’è mediazione possibile in materia di fede, e nell’Islam la politica altri non è se non la concretizzazione della fede. Il jihad contempla solo e unicamente la vittoria completa, schiacciante dei “veri fedeli” e l’annichilimento dell’avversario, la sua resa senza condizioni (la Hudna, la tregua, è ammessa, ma solo per perseguire la vittoria finale). Questa è la logica che ispira l’islamico generale al Sisi, questa la logica che ispira Mohammed Badie, leader della Fratellanza. La logica jihadista ha prodotto 60 anni di sconfitte arabe contro Israele e dal 1946 in poi ha mietuto le vite di 3-4 milioni di musulmani uccisi da musulmani in Asia e in Africa. La logica jihadista distrugge ora l’Egitto.